Sopravvivere alla violenza di genere in Palestina ed ottenere il giusto supporto

Ramallah, 12 Settembre 2019 – La morte della ventunenne Israa Ghrayeb di Beit Shaour (vicino Betlemme) continua ad essere al centro della cronaca palestinese e a tenere accesi i riflettori sul problema della violenza di genere. Mentre giorno dopo giorno si avvalora l’ipotesi di un femminicidio, donne e uomini palestinesi scendono in piazza per chiedere a gran voce che il Presidente Abbas firmi un decreto per approvare la Family Protection Bill, la proposta di legge a tutela dei diritti di donne e bambini ferma al palo a causa del blocco legislativo palestinese, che allineerebbe la legislazione locale al diritto internazionale. Solamente grazie a questo passo, il “delitto d’onore” sarebbe adeguatamente punito, superando un blando codice della legge giordana ancora in vigore nei Territori.

La Cooperazione Italiana è impegnata da oltre un decennio per contrastare la violenza di genere in Palestina. Il programma Diritti Umani e Uguaglianza di Genere consta attualmente di 10 diverse iniziative per un valore complessivo di circa 17 milioni di euro. Da specifici progetti sul canale multilaterale in partnership con UNWOMEN, UNFPA e UNRWA fino alle iniziative bilaterali, che vedono rafforzarsi i rapporti con i Ministeri palestinesi di Affari della Donna, Sviluppo Sociale, Giustizia ed Educazione, si segnalano molti piccoli interventi concreti, a sostegno di realtà radicate sul territorio, capaci di offrire servizi utili alla protezione dei diritti umani e alla promozione dell’uguaglianza di genere.

Ne è un valido esempio l’Associazione SAWA, attiva nei Territori da oltre vent’anni e affidabile partner nel counselling, ascolto e supporto psico-sociale per casi di donne vittime di violenza sessuale e di genere, in Palestina e nel mondo arabo. Grazie ai fondi AICS, SAWA forma il personale tecnico e volontario attivo nel suo call center, garantendo il servizio della Helpline 121 fino alla fine del 2020 ed anche in orari notturni. Una media di circa 330 donne si rivolge mensilmente a SAWA e viene assistita da 10 operatori che, a turni di 5 ore, forniscono informazioni utili, con la giusta attenzione rivolta a riservatezza e cura nell’ascolto dell’utente, della sua storia e delle sue esigenze. Attraverso una campagna promozionale via Facebook e radio, SAWA ha potuto informare maggiormente le donne palestinesi circa la possibilità di richiedere anche supporto legale, offerto gratuitamente dai fondi del progetto, oltre che di accedere al sistema di referral e protezione.

 

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